L’Italia nello spazio a Stazione Futuro: il quartiere ‘Lassù c’è un’altra Italia’

Lassù c'è un'altra ItaliaQuando ci si immagina il futuro, l’immaginazione vola sempre verso lo spazio, l’esplorazione, gli astronauti… non poteva quindi mancare a Stazione Futuro, la mostra che ci racconta l’innovazione nazionale un quartiere dedicato a questo argomento: ‘Lassù c’è un’altra Italia’.

Solitamente si parla di made in Italy per la moda, design, cucina… e pochi sanno che la capacità italiana di innovare si dimostra al meglio proprio nel settore aerospaziale. Molte componenti della Stazione Spaziale Internazionale, i veicoli esplorativi che spediremo su Marte,  e perfino il trapano che useremo per indagare gli asteroidi sono vere eccellenze made in Italy.

Ma è stato progettato in Italia anche il primo prototipo di casa lunare stampabile, e non dimentichiamo proprio gli astronauti: quest’anno il mondo celebra i 50 anni del primo lancio di un uomo nello spazio, e l’Italia per la prima volta ne avrà due in orbita: Paolo Nespoli e Roberto Vittori.

Perché continuiamo a fare missioni 41 anni dopo lo sbarco sulla Luna? Per tanti motivi, ma una cosa sembra certa: nei prossimi dieci anni troveremo un’altra Terra fuori dal nostro sistema solare.

Troviamo quindi il progetto  Robmob, un dimostratore di rover lunare, quel particolare mezzo progettato per aiutare gli astronauti a spostarsi sulla superficie del nostro satellite.
Il primo che sbarcherà su Marte lo farà non prima del 2030, ma in questo lunghissimo intervallo, l’esplorazione spaziale sembra affidata principalmente a questi rover che sono in grado di registrare e inviare a terra moltissimi dati utili.

E per chi sogna di vivere sulla Luna o su Marte, c’è COSMIC, un progetto per strutture abitative e industriali adatte alla vita umana. Si basa su apposite soluzioni di fabbricazione, manutenzione e riparazione; usa pannelli solari, per garantire l’apporto energetico, ed elementi strutturali prodotti con una tecnologia di sintesi a partire da materie prime come ilmenite e ossidi di ferro, estratte rispettivamente dal suolo lunare e da quello marziano. Una volta sbarcato sulla Luna o su Marte, l’uomo dovrà poter infatti utilizzare le risorse reperibili sul posto, senza trasportare tutto con grandi container.

E per chi pensa all’abbigliamento… C’è la tuta spaziale Dainese, che genera pressione attraverso la sola azione meccanica del materiale che la compone,  una tuta più leggera e comoda, che affatica l’astronauta molto meno di quelle tradizionali. Un sistema di sensori indossabili permette di monitorare i parametri fisiologici e ambientali e le attività metaboliche.
Perché non sappiamo quando andremo su Marte, ma è molto probabile che quando ci arriveremo vestiremo italiano: design più tecnologia proveniente dal mondo delle moto!

Il cammino è lungo per arrivare fino allo spazio… ma l’Italia si sta preparando al meglio per raggiungere la meta.

0 comments

There are no comments yet...

Kick things off by filling out the form below.

Leave a Comment