La politica come apertura e rispetto di valori diversi

Il politico è aperto al dialogo e al confronto con chi ha idee diverse, perché -pur convinto del valore delle proprie istanze- sa che queste sono determinate, non assolute, ma legate alla propria analisi della realtà storica. La possibilità dell’inimicizia, della polemica, fa sempre parte della politica, ma la disposizione d’animo deve essere quella di ascoltare e rispondere anche ai valori diversi dai propri.

Tale visione dei valori come storicizzati, non assoluti, trasversali, di cui il politico è consapevole, ha due conseguenze importanti: non esistono valori di destra o di sinistra, ma questi possono essere condivisi trasversalmente da piu’ fronti. Non e’ davvero antistorico parlare ancora oggi di destra e sinistra? Quando ci risolveremo a parlare di orizzonte di valori condivisi anziche’ di collocazioni spaziali per definire l’idea della societa’ che vogliamo?

La seconda conseguenza e’ che se i valori assoluti non sono applicabili nell’agora’ politica, questi esistono senz’altro nella societa’: portatore di valori assoluti e’ per definizione l’uomo religioso. Non possiamo negare a priori l’esistenza di tali valori, altrimenti ci ridurremmo alla peggiore delle tirannie, il relativismo come valore assoluto. L’errore di ogni fondamentalismo religioso non e’ certo quello di aspirare ad essere depositario di valori assoluti, bensi’ di pretendere che tali valori possano essere fatti propri e spesi all’interno della contingenza storica, all’interno della battaglia politica.

Se tu, uomo religioso, diventi anche uomo politico, devi essere responsabile e aprirti al confronto, non puoi far valere nella contraddizione politica l’assolutezza dei tuoi valori.

Mi vengono in mente i discorsi sull’indisponibilita’ della vita di cui ho sentito parlare nei mesi scorsi, nel dibattito sul cosiddetto testamento biologico. Quanti cattivi politici si sono appropriati indebitamente di un valore che e’ pertinente esclusivamente alla sfera della religiosita’ –la cosiddetta indisponibilita’ e sacralita’ della vita- e lo hanno brandito in una battaglia politica che nulla aveva a che vedere con le questioni di diritto della persona nell’ambito della societa’ civile –all’interno della quale la propria vita deve essere completamente e a priori a disposizione dell’individuo che la vive – di cui si stava dibattendo.

Ecco qui il nocciolo della questione di tante discussioni di bioetica degli ultimi tempi. Lasciamo fuori dal dibattito su quale societa’ vogliamo costruire la pretesa di essere depositari di valori assoluti, che se possono essere accettati come tali in una chiesa o in una moschea, o nell’intimita’ del sentire di ciascun cittadino, non possono e non devono essere applicati come tali in un parlamento.

Il grande politico non puo’ essere un mero rappresentante, ma neppure aspirare ad affermare i propri valori come assoluti. Egli incarna invece una fusione di etica della responsabilita’ ed etica della convinzione. E’ in grado di sopportare questa contraddizione-tensione rendendola positiva, sprigionando energia positiva, capace di innescare la reazione a catena che puo’ modificare la societa’.

E’ un vero eroe centaurico.

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