Referendum Elettorale: diamoci sotto, perché questo è il momento

Un estratto del bel discorso pronunciato Sabato 29 Marzo da Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato per il Referendum Elettorale e autore dei tre quesiti referendari:

Noi sappiamo che le ragioni di fondo del nostro impegno sono legate all’idea che una buona società in cui vivere è una possibilità. Non una certezza, ma nemmeno una chimera.

E sappiamo anche che il conseguimento di questo obiettivo è certo legato a tanti fattori. Ma è soprattutto legato alla politica. A quel segmento della società (le istituzioni e la politica) che ogni anno si appropria di oltre la metà della ricchezza nazionale.  Che ne determina l’impiego.

Le regole istituzionali migliori per le quali ci battiamo non sono il pallino di qualche ingegnere o professore. Le istituzioni sono lo strumento attraverso il quale, in democrazia, si distribuisce il potere legittimo.
Inutile nasconderci che la battaglia è difficilissima. Si sono messe in moto, in questo momento, forze di resistenza straordinarie, forze contro cui lottare è impervio: quasi disperato.

Il boicottaggio del referendum è la prova provata che siamo nel giusto. Riflettete: oggi la Lega, partito dell’8 per cento, esercita tutto il suo potere di ricatto per affossare il referendum, per impedire quell’abbinamento che rappresenterebbe la soluzione più logica. Perché farebbe risparmiare agli elettori soldi e la fatica di dover andare a votare per 3 domeniche di fila.

Ebbene, ma che cos’è questo potere di ricatto della Lega, se non esattamente ciò che con il referendum verrebbe spazzato via?

E’ risibile, se non fosse drammatico, l’argomento che il referendum è ormai superato. Ma se è superato… Perché sono così terrorizzati e non vogliono l’abbinamento? Qualcuno me lo sa spiegare?

La verità è che porcata era e porcata rimane.
Perché una porcata non può diventare migliore con il passare degli anni, può soltanto produrre assuefazione.
Tanta assuefazione da far dimenticare com’è la democrazia che funziona, quella democrazia in cui si scelgono persone e non soltanto simboli e apparati.

In questo ha ragione Berlusconi: un parlamento così è inutile. Ma non perché il parlamento non serva a nulla. Ma perché non serve a nulla un parlamento di nominati, di miracolati, di ripescati, di travet. Di quelli che io chiamo “i poltronauti”.

Eppure, malgrado le difficoltà, non dobbiamo perdere il senso del processo in cui siamo, perché noi siamo dalla parte giusta.
Dal 1991 i cittadini hanno ridisegnato il volto della democrazia.
Innanzitutto grazie alla spinta popolare e dei movimenti civili.

Nel 1993, i referendum elettorali hanno posto le premesse istituzionali per giungere alla democrazia dell’alternanza ed al bipolarismo. Ci sono state, grazie a quella spinta, le elezioni del sindaco e dei presidenti delle province e delle regioni.

Oggi un nuovo movimento popolare, quello del referendum promosso nel 2007, ha raccolto la domanda di unità ed ha imposto all’agenda politica la prospettiva del bipartitismo, cioè di un bipolarismo più coerente, costruito intorno a due principali partiti.Un movimento cresciuto all’insegna dello slogan “mai più 22 partiti”, con 821.916 cittadini che hanno raccolto le firme, organizzato banchetti o, semplicemente, si sono mobilitati per andare a firmare.
L’altra gamba di questo processo di modernizzazione si chiama cambiamento istituzionale. Anche qui lo scenario è carico di rischi: le istituzioni sono arcaiche e se lo Stato funziona è solo attraverso strumenti emergenziali, come la decretazione d’urgenza e il ricorso sistematico alla fiducia.

A ciò si aggiunge il devastante contagio della cultura della nomina dall’alto, che trova nella legge elettorale il proprio suggello. Parlamentari nominati prima e addirittura dopo le elezioni.

Il referendum nasce per questo. Se non si rimuove prima di tutto la “porcata”  il processo politico è destinato a degenerare ancor di più.

Queste sono le ragioni del nostro movimento.
Queste le ragioni che io consegno a voi, perché a vostra volta ne facciate una ragione della vostra iniziativa.
La forza del nostro movimento non sta nelle parole: la forza del nostro movimento sta nella possibilità di un gesto concreto.
A noi non interessano l’orientamento politico, le preferenze filosofiche o religiose, gli orientamenti sessuali. Noi non chiediamo di aderire ad un’appartenza.
Noi chiediamo soltanto ad ogni italiano che in quel giorno di giugno, quale esso sia, dedichi mezz’ora al proprio futuro.
Andando a votare e dando un colpo di maglio a questa legge che sta uccidendo l’idea stessa della democrazia.

Cari amici, sulla nostra strada abbiamo molti avversari da combattere: da quei partiti che si sono barricati dietro l’attuale legge elettorale per difendere il proprio potere di ricatto, a gran parte del mondo dell’informazione, a coloro i quali ci delegittimeranno dicendo che il nostro referendum è inutile.

Ma, più di altri, il primo nemico che dobbiamo combattere è il nostro senso di impotenza, la convinzione che nulla possa cambiare.

Non rassegniamoci!  Perché noi siamo i nostri migliori alleati.

Diamoci sotto. Perché questo è il momento.

 

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