Se “trasparenza” è solo una bella parola

Vorrei inaugurare l’anno con una notizia importante per tutti quelli che, come me, pensano che la costruzione di un Paese migliore passi anzitutto attraverso una riforma profonda delle istituzioni e del nostro modo di viverle.

Trasparenza, valutazione, incentivazione: il Ministro Brunetta ha annunciato con grande clamore alla fine del 2009 l’istituzione di una apposita commissione, la Civit -Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche- che doveva avere un ruolo determinante nell’attuazione della riforma della Pubblica Amministrazione.

In tempi non sospetti una lettera di Ichino e Micheli al Corriere chiariva i limiti dello stile Brunetta:

La trasparenza, per altro verso, serve a poco se non c’è un organismo di controllo indipendente capace di individuare gli indici di efficienza e produttività di una gestione e di renderli facilmente comparabili con quelli di altre gestioni simili (perché sia possibile il benchmarking comparativo) e leggibili per l’uomo della strada. Questo è indispensabile perché tutti i cittadini possano verificare giorno per giorno il grado di raggiungimento degli obiettivi, confrontare tra loro leperformances delle amministrazioni, costringere politici e dirigenti di quelle più inefficienti a risponderne e a riallinearsi alla media.

Purtroppo le deboli fondamenta della riforma Brunetta, abile operazione di marketing ma dagli scarsi o nulli risultati pratici, sono state chiarite due giorni fa dalla lettera di dimissioni di Pietro Micheli, giovane talento rientrato in Italia dal Regno Unito proprio per diventare membro della Commissione.

Avevo lasciato il mio lavoro in Gran Bretagna come professore universitario e consulente per dare il mio contributo a quella che nel 2009 si profilava come un’ambiziosa e storica riforma della Pubblica Amministrazione (PA). Ebbene, dopo un anno, non credo vi siano più i presupposti per continuare. (…)

Per rendere la PA più efficiente e competitiva bisogna risolvere prima problemi a livello organizzativo e di sistema: è qui che la Sua riforma avrebbe potuto fare la differenza, puntando sulla creazione di valore pubblico e sulla valutazione degli impatti dell’azione amministrativa, in un ambiente troppo spesso autoreferenziale. Perché è questo, in ultima istanza, l’interesse principale dei cittadini e delle imprese: la qualità dei servizi che gli vengono resi. Il meccanismo del premio e della sanzione è strumentale a questo obiettivo, mentre è finito per essere (specie la sanzione) il vero fulcro dell’azione. Poi, se la Sua riforma voleva essere di stampo manageriale, allora perchè nominare una Commissione prevalentemente composta da giuristi? E in ogni caso, come può una Commissione con 30 persone in organico, senza poteri ispettivi o sanzionatori, spingere a migliorare non solo chi è già incline a farlo, ma anche chi non ne ha alcuna intenzione? Inoltre, se la riforma fosse davvero una priorità, come spiegarsi l’auto-esclusione sia della Presidenza del Consiglio che del Ministero dell’Economia e delle Finanze?

Quanto all’indipendenza della CiVIT, come può esserci indipendenza quando il Governo si riserva ogni potere di determinare nomine, compensi e ambiti di operatività della Commissione stessa, e per di più opera quotidianamente trattando la CiVIT come parte del proprio staff? E lo stesso interrogativo vale per gli Organi Indipendenti di Valutazione recentemente costituiti presso molte amministrazioni.


La trasparenza e l’efficienza nella pubblica amministrazione sono obiettivi che possiamo raggiungere: ma soltanto con una legge sulla trasparenza globale delle amministrazioni, con organismi di controllo che abbiano i mezzi e l’indipendenza per poter verificare il raggiungimento di obiettivi precisi e misurabili da parte di chi gestisce la cosa pubblica.

Credo sia fondamentale rendere partecipi i cittadini di questo grande progetto di modernizzazione e valorizzazione del nostro Paese e dei suoi talenti, che sono numerosi in ogni settore. Finché la politica e chi governa non dimostreranno di saper innescare con saggezza e lungimiranza questi processi, spetterà a noi cittadini, dal basso, rimboccarci le maniche e dimostrare che si può costruire un’Italia che ci piace di più.

Pazienti.org è nato proprio per questo: ciò che mi conforta e mi dà immensa fiducia nel nostro futuro è vedere quotidianamente l’entusiasmo e il supporto da parte dei cittadini e della stampa per questo progetto.

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