Una bottiglia nel sacchetto di carta marrone

Durante la mia adolescenza ho trascorso molto tempo negli USA, soprattutto in California.  Da italiana non avevo il tabu’ dell’alcol; ricordo invece che mi stupiva sempre l’approccio dei miei amici americani all’alcol.

Una vera e propria ossessione: poiche’ l’alcol e l’accesso ai bar, negli States, era precluso addirittura fino a 21 anni, procurarsi alcolici – tipicamente bottiglie di birra celate dal mitico sacchetto di carta marrone – era la missione della serata, attorno alla quale ci si giocava la reputazione con gli amici.

Ovviamente ciascuno aveva il suo fake ID abilmente ritoccato – c’era sempre uno piu’ bravo degli altri che faceva scuola, che riusciva a non farselo requisire – c’erano le spedizioni da cui si tornava vincitori brandendo l’ambito bottino, c’era anche chi passava dei  guai, ma continuava nello sgarro perche’ si sentiva cosi’ cool.

Io, che persino alle elementari avevo un compagno cui i genitori non disdegnavano di concedere un trinchettino di vino rosso a tavola, consideravo tutta questa storia piuttosto divertente. Per me l’alcol non era un tabu’ e non c’era nulla di trasgressivo nel procurarsi una bottiglia d’alcol. Noi -in Italia- non avevamo questi problemi, allora.

Da lunedi’ qui a Milano non sara’ piu’ cosi’: il sindaco Letizia Moratti ha approvato un’ordinanza che prevede multe di 450 euro non solo per la vendita di alcolici ai minori di 16 anni (come gia’ accadeva a Monza), ma anche per la somministrazione, il consumo, la detenzione e anche la cessione gratuita.

Trovo che il divieto di acquisto al di sotto di una certa eta’ possa essere condivisibile: peraltro non mi e’ chiaro in base a cosa viene scelta l’eta’ di 16 anni e non, per esempio,  18. Anche per il fumo esiste un divieto di vendita ai minori di 16 anni, che  non viene rispettato dal 50% dei tabaccai.

Penso pero’ che il divieto di consumo non solo sia inutile ai fini del contenimento dei danni da alcol sugli adolescenti, ma sia anche ingiustificabile da un punto di vista teorico e controproducente dal punto di vista pratico.

Forse l’alcol smette di far male dopo i 16 anni? No di certo. E il fumo non fa male quanto e piu’ dell’alcol prima (e dopo) i 16 anni? Eppure non e’ vietato fumare in nessuna fascia di eta’.

Fumo e alcol sono tra le prime cause di morte al mondo.

Nonostante questo io, da liberale, trovo che vietare per legge il consumo di sostanze dannose per la salute sia sbagliato.  Chi stabilisce cosa e’ dannoso e cosa non lo e’? Sapete quante patologie sono causate da un’alimentazione scorretta o eccessiva, quanti infarti sono dovuti al consumo di grassi insaturi?

Cosa vogliamo fare, vietiamo la frittura e sequestriamo le friggitrici? Obblighiamo tutti a un’alimentazione sana di Stato? Dopo la nutrizione e l’idratazione forzata cui ci vogliono sottoporre contro la nostra volonta’ col ddl sul testamento biologico, non mi stupirei.

Io penso che compito dello Stato sia informare i cittadini sulle conseguenze delle proprie abitudini e promuovere seriamente una cultura della salute e dell’attenzione al proprio benessere; credo anche che lo Stato dovrebbe tutelare rigorosamente gli altri cittadini e l’ambiente comune da chi consuma alcol, fumo e qualsiasi altra sostanza, comminando pene e sanzioni molto dure a chi non rispetta gli altri e peggio ancora li danneggia.

Ma credo anche che, come dice John Stuart Mill nel Saggio sulla Liberta’, ciascuno è l’unico autentico guardiano della propria salute sia fisica, sia mentale e spirituale.  E non penso che questo ruolo spetti allo Stato.

Tutt’al piu’, nel caso di minorenni, spetta ai genitori.

Mi dispiace pensare che da lunedi’ gli adolescenti milanesi avranno un nuovo, inutile, tabu’ da infrangere: quello di procurarsi e consumare una bottiglia di birra con gli amici.

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